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29 mag 2020

Ode alla pazienza

Fabrizio Sammarco, CEO e founder di ItaliaCamp, si interroga sul concetto di “paziente” un termine di cui si è tornati a parlare a causa del Coronavirus

Fabrizio Sammarco Pazienza

C’è un termine che è tornato in modo prepotente nel nostro vocabolario negli ultimi mesi: paziente.

Siamo, infatti, tornati a parlare di “pazienti” perché ancora oggi, tante comunicazioni parlano degli infetti da Covid-19 rappresentati negli istogrammi, nelle proiezioni, nei numeri che continuano ad aggiornarsi quotidianamente, non più come nelle prime settimane durante l’appuntamento con il bollettino delle 18:00 della Protezione Civile, ma usati ormai come parametro di ritorno alla normalità.

Pazienti perché abbiamo imparato a vedere da vicino persone a noi care in pericolo: i nostri genitori e quelli degli amici e dei colleghi, i malati oncologici che magari neppure sapevamo fossero tali o gli immunodepressi, ché basta relativamente poco per esserlo e fino a tre mesi fa non lo immaginavamo.

Il concetto di paziente richiama quindi chi necessita di cure, di un’attenzione particolare, chi ha bisogno del nostro sostegno; ma come è facile immaginare il termine ha anche un altro campo semantico, che il vocabolario Treccani definisce come “colui che ha la virtù della pazienza, che opera con cura, con precisione e costanza”. A cui vorrei aggiungere a “chi è in grado di aspettare.

Mai come in questo rocambolesco inizio di 2020 la pazienza si è dimostrata la virtù dei forti.

Nei giorni di quarantena, nei momenti di lontananza, di difficoltà, di isolamento abbiamo imparato ad avere cura, di noi stessi e soprattutto di chi abbiamo vicino, avere cura anche di chi non conosciamo perché abbiamo anche capito quando possa essere letale un nostro comportamento superficiale e disattento. Nell’idea che siamo comunità vera se tu proteggi me, io proteggo te.

Con i giorni che avanzavano in isolamento, abbiamo cercato di avere cura anche del nostro spirito e della nostra mente, nutrendoli con una dieta equilibrata di informazioni anche se forse meno equilibrata per il cibo ingerito. Al tempo stesso ci siamo sempre più resi conto di come la pazienza sia la virtù del momento, perché anche in questa nuova Fase dovremo essere in grado di attendere di capire quali saranno i tratti veri di questa “nuova normalità”. Se mai qualcuno sapesse, comunque, definirla questa tanto decantata normalità.

D’altronde, il dibattito sull’epidemia di Coronavirus sin dalle prime ore ha percorso due binari: quello della sanità e quello dell’economia. L’annoso diritto alla salute vs diritto al lavoro. Così a chi chiedeva di chiudere tutto per evitare i contagi, si rispondeva che l’economia in questo modo avrebbe avuto un tracollo e alle notizie sulle statistiche della diffusione si sono sempre affiancate quelle sui finanziamenti stanziati, fallimenti e ripartenze.

Con ItaliaCamp, ormai da anni, tenevamo sott’occhio il termine paziente avevamo capito che nascondeva dell’altro anche se non potevamo pensare a tutto questo, parlavamo già di “investitori pazienti” e “capitale paziente” connesso al tema dei progetti d’impatto.

In altre parole: persone e soldi in grado di aspettare, quindi, di non accontentarsi del ritorno finanziario nel breve periodo ma di attendere il ritorno economico, sociale ed occupazionale dei soldi investiti su progetti che genereranno negli anni esternalità positive. Un cambiamento positivo di chi vuole intenzionalmente cambiare il corso delle cose, generando impatto: misurabile, addizionale e – soprattutto – intenzionale per i territori e le comunità sui quali agisce.

Allora riscopriamo il bisogno di avere pazienza, la pazienza che questi progetti maturino e facciano vedere i loro frutti. Non è un caso se queste attività risultano più efficaci in settori che oggi più che mai sono sotto i riflettori e che dovranno comunque mutare velocemente proprio come in meno di 100 giorni è cambiato il mondo sotto i nostri occhi ai ritmi imposti dalla pandemia di Covid-19 puntando dritti ai settori della: sanità, educazione, cultura e civismo oltre che facendoci scoprire tante nuove occupazioni e apprezzare delle altre dal tema delle cooperazione a quello della sicurezza.

Essere pazienti non significa più attendere fiduciosi ma intervenire oggi, con il senno del poi.

Si riscattano così tutte quelle persone tacciate di lentezza, a tratti anche di pessimismo, avanzando come i nuovi ottimisti, pur sempre dei pessimisti ben informati.