03 mar 2019

Mondo del Lavoro: interpretiamo le trasformazioni

Raccontare il mondo del lavoro con tutti i cambiamenti che lo stanno attraversando è diventato un esercizio difficile e pieno d’insidie. 

L’impatto che le trasformazioni tecnologiche hanno prodotto in questo ambito sono numerose e attraversano vari settori. Ci troviamo, per certi aspetti, di fronte allo stesso spauracchio che ha sconvolto gli amanuensi quando ci fu l’introduzione della macchina da scrivere. Se è vero come dice qualcuno che il lavoro sta scomparendo e il futuro sarà dominato dalle macchine, c’è anche chi crede che questa sia una remota possibilità e anzi c’è chi, come Marco Bentivogli, la considera come una vera e propria fake news. Secondo il sindacalista della Fim Cisl i lavori che stanno scomparendo saranno “semplicemente” sostituiti da nuovi mestieri. Del resto il lavoro appartiene alla sfera più manifesta e condivisa della realizzazione di sé stessi. 

Ciascuno di noi certamene ambisce a essere quello che è anche attraverso la propria realizzazione professionale. Proprio per questo, la paura della perdita del lavoro, della propria professionalità e del relativo riconoscimento sociale che questa induce provoca uno stato di ansia e paura nei confronti della tecnologia e dell’innovazione. Una delle immagini più esemplificative a cui Bentivogli fa riferimento è quella che riconosce all’Italia il suo storico e riconosciuto ruolo nel campo dell’invenzione e della creatività a che allo stesso tempo si scontra con una profonda ostilità nei confronti dell’innovazione. Siamo il paese di Leonardo ed Enrico Fermi ma siamo intimoriti dai principali campioni mondiali dell’innovazione. Del resto, la portata dell’innovazione o è disruptive oppure non è innovazione. o scardina metodologie e modalità di svolgimento del lavoro oppure non è tale. 

Eppure molto spesso la realtà ci racconta cose diverse, pensiamo a cosa sta succedendo nel mondo della comunicazione dove le innovazioni della tecnologia hanno favorito la creazione di nuove professioni: chi pensava che i social network avrebbero prodotto nuove opportunità professionali? Prima dell’avvento di Facebook avremmo mai potuto immaginare la nascita di un social media manager? Nuovi lavori e nuove metodologie di svolgimento del lavoro travolgono anche le modalità classiche di costruzione dei percorsi formativi, innanzitutto perché la tecnologia diventa fattore indispensabile per qualsiasi lavoro, ma anche perché la velocità dei cambiamenti connessi alla tecnologia impone aggiornamenti professionali costanti, non solo in relazione all’utilizzo delle stesse tecnologie, ma anche alle conseguenze organizzative, sociali e demografiche che il nuovo mondo del lavoro porta con sé. 

Il permanente aggiornamento delle competenze professionali è un dato di fatto imposto non solo dalla necessità che hanno i singoli lavoratori di essere appetibili nel mercato del lavoro ma anche nei confronti delle imprese che, per rispondere alle esigenze del mercato, necessitano di professionisti adattabili e flessibili, capaci di recepire i cambiamenti e di essere essi stessi vettore della trasformazione per le proprie imprese. 

A cambiare sono anche i luoghi dove si svolge la nostra prestazione di lavoro, in Italia registriamo ancora un notevole disallineamento nel ripensamento degli spazi mentre nel resto del mondo sono già realtà. I luoghi di lavoro si stanno trasformando in spazi per la collaborazione in cui nessuno ha una postazione prestabilita, i computer non sono più associati a singoli utenti e le sale riunioni sono solo virtuali. La conseguenza è che anche le città, storicamente luoghi dove s’incontrano la domanda e l’offerta di lavoro, saranno coinvolte in questi mutamenti. 

Di tutto questo, provando a capire e a immaginare le trasformazioni del domani del mondo del lavoro, abbiamo parlato con Bentivogli lo scorso 14 febbraio in occasione dell’iniziativa #InnovareCon che abbiamo organizzato presso la nostra sede romana di Piazza dell’Esquilino. Non tanto per trovare risposte quanto, semplicemente, per comprendere che ciò che è disruptive non lo è a prescindere perché, in fondo, nasconde anche un’opportunità: quella di poter immaginare e costruire approcci nuovi e differenti con cui interpretare il Mondo che quotidianamente viviamo.