10 gen 2018

L’ABC dell’Industria 4.0 e l’Internet of Things

Industria 4.0 è un termine passato velocemente dal vocabolario dell’innovazione degli addetti ai lavori a quello del quotidiano. Sempre più spesso infatti si parla di questa nuova rivoluzione industriale sulle pagine dei principali quotidiani, nei telegiornali e scrollando le home dei social network. Ma di cosa si tratta, esattamente

Possiamo definire industria 4.0 come una nuova tendenza industriale tendente all’automatizzazione, finalizzata all’aumento della produttività e al miglioramento delle condizioni di lavoro. 4.0 potrebbe essere infatti sostituito da quarta, considerando tutte quelle imprese che hanno avviato la loro trasformazione tecnologica come le prime protagoniste di una Quarta Rivoluzione Industriale. Dopo la meccanizzazione derivata dall’utilizzo nelle fabbriche della forza dell’acqua e del vapore, l’esportazione in scala globale della catena di montaggio di (erronea) fordiana memoria e l’automatizzazione derivata dall’uso dei computer, ci troviamo infatti davanti a un nuovo step dell’industrializzazione, fondato sull’utilizzo di sistemi cibernetici (e quindi internet of things, droni, open data, etc).

Tuttavia, come spesso accade, un termine nasconde altri significati e quindi altri “usi”. Se è vero infatti che il 4.0 non può non richiamare il digitale (web 2.0, etc), la denominazione industria 4.0 nasce dall’iniziativa europea Industry 4.0, a sua volta ereditata da un progetto governativo tedesco che nel 2013 mise in campo una serie di investimenti per scuole, sistemi energetici, enti di ricerca e aziende al fine di ammodernare il sistema produttivo nazionale e condurre la manifattura teutonica nel futuro. Il piano europeo è stato così importato anche nel nostro Paese con il piano industriale Impresa 4.0 (nome originale “industria”). All’infuori delle retorica sull’importanza delle nuove tecnologie nel fare impresa, l’Industria 4.0 si configura quindi come un Piano di Sviluppo Nazionale che interessa migliaia di cittadini e di famiglie. 

Parola chiave di questo nuovo sistema è, ovviamente, smart e in particolare smart factory, un’espressione traducibile con fabbrica intelligente dove si immagina una totale collaborazione tra operatore, macchine e strumenti e integrazione tra infrastrutture informatiche e tecniche; il tutto gestito riducendo gli sprechi energetici e limitando l’uso delle energie non rinnovabili. 

Centrale in questa nuova Smart Factory sarà, oltre all'uso di stampa 3D, robot, etc, l'Internet of Things. Si tratta di schede elettroniche programmabili (Arduino è la più famosa) i cui terminali finiscono in dei sensori (di umidità, temperatura, luminosità, pressione, inquinamento, etc) che permettono di raccogliere dati in locale che possono poi essere trasferiti in database on line accessibili a tutti, in particolare ad altre fabbriche che vogliono conoscere impianti e modalità di produzione altrui. Una ricchezza enorme per chi gestisce l'industria del futuro che potrà così programmare la propria attività incrociando una grandissima mole di dati. Si tratta di una concezione dell'impresa fondata su logiche open source che mirano a snellire la grande industria e a condividere dati e pratiche per il miglioramento. Le aziende diventeranno così sempre più simili a organismi in grado di mutare rapidamente in base agli input ricevuti.