08 ago 2017

Un Rinascimento Collaborativo

Da qualche anno a questa parte viviamo un paradosso del web: questo strumento, nato – con il nome di Arpanet – nel 1969 e diventato negli anni il luogo della libertà per antonomasia, si sta trasformando in uno spazio sempre più “angusto”. In particolare, negli ultimi dieci anni soprattutto in seguito alla nascita e alla crescita dei social network, Facebook su tutti, si sono fatti registrare dei trend che vanno nella direzione opposta dei primi tempi targati world wide web. Dal 1995 ai primi anni 2000 infatti, internet era un luogo popolato da utenti dalle identità sconosciute, molteplici e indefinite in cui si navigava da un sito all’altro passando a fatica attraverso i primi motori di ricerca. Una foresta al tempo stesso magica e spaventosa. 

Oggi quella foresta ormai è solo un vago ricordo e si è trasformata in un giardino molto curato, soprattutto grazie all’azione di Facebook e alla volontà di Mark Zuckerberg di ricreare un ambiente on line che fosse il più possibile sovrapponibile a quello reale, in cui non ci fosse spazio per utenti non direttamente riconducibili a un documento d’identità. Al tempo stesso, ogni volta che apriamo un browser, ci troviamo all’interno di Facebook o di Google, quasi impossibilitati a navigare: nel primo, siamo confinati tra le sue mura, “subendo” il flusso delle notizie nello stream della home, del secondo invece accettiamo passivamente regole e algoritmi, tornando nella sua prima pagina bianca ogni volta che pensiamo una nuova “parola chiave”. 

Questo cambio di prospettiva, si ripercuote anche a livello economico e sociale: internet è diventato uno spazio governato da pochi oligopoli? Esistono delle forme di “resistenza digitale”? 

I Giganti di internet infatti - Google, Apple, Microsoft, Facebook e Amazon - concentrano nelle proprie mani non solo ingenti capitali, ma posseggono anche (e soprattutto) i dati personali di milioni e milioni di persone

Come spesso accade, tuttavia, si creano forme di resistenza: sviluppatori, imprenditori e ricercatori lanciano nuovi progetti, per rendere più ugualitaria e libera l’economia dello scambio di servizi tra utenti, sperimentando nuove forme di turismo alternativo, streaming di musica, condivisione di contenuti e gestione delle relazioni, sostegno dal basso dei produttori di contenuti. 

È quello che il teorico dei media Douglas Ruskhoff ha definito “un nuovo Rinascimento”, uno spazio in cui la partecipazione attiva degli utenti è più consapevole e socialmente responsabile. I pionieri che stanno popolando queste piattaforme alternative vivono un esperimento sociale su scala globale in cui testare nuovi modelli di business: forme di coinvolgimento in cui tutti gli utenti decidono, in base ai propri bisogni, quali servizi sviluppare e li sostengono in prima persona. Ma chi sono questi pionieri? Non solo i promotori del software libero e dell’open source, ma anche nuovi soggetti sensibili ai temi del commercio equo e solidale, della libertà di espressione in rete e dell’ambientalismo. 

Le piattaforme cooperative, come Fairphone o FairBnB, possono far nascere una nuova epoca del web, un’epoca fondata sulla collaborazione e sulla consapevolezza dei limiti e dei rischi della concentrazione del “potere”, sul valore dei dati e della privacy, possono creare le fondamenta di un nuovo Rinascimento che riporta al centro le persone.