21 apr 2017

Rigenerazione urbana e innovazione sociale: il modello ItaliaCamp

Fino al 23 Aprile sarà possibile sostenere i progetti di Rigenerazione Urbana della nostra Fondazione grazie a un accordo con Sisal che metterà a disposizione la sua rete telematica per effettuare donazioni da qualsiasi ricevitoria d'Italia. Per l'occasione, ospitiamo un contributo di Dario D'Urso, project manager di Spazi Urbani e membro di Fondazione ItaliaCamp, che ci illustra lo stato dell'arte del rapporto tra rigenerazione urbana e innovazione sociale nel nostro Paese. Buona lettura: 


Il connubio rigenerazione urbana - innovazione sociale sta sempre più facendo breccia in Italia, in quella che non sembra essere una delle mode passeggere che periodicamente investono il nostro Paese e che, solitamente con una certa rapidità, vengono messe nel dimenticatoio delle idee. Questo perché tale accoppiata risponde a necessità figlie del nostro tempo, che probabilmente ci accompagneranno ancora a lungo. Da un lato, un’importante disponibilità di immobili dismessi di grandi dimensioni, spesso di origine industriale, il cui abbandono – dovuto in molti casi a una contrazione dell’economia o a mutate necessità – presenta costi notevoli in termini di degrado e mancato utilizzo per i comuni in cui sono ubicati e per tutta la cittadinanza. Dall’altro, la già citata contrazione dell’economia e l’impossibilità dell’attore pubblico di fornire tutta una serie di servizi di welfare e accompagnamento ai cittadini, che ha spinto questi ultimi a trovare forme innovative di risposta ai bisogni e a dar vita ad nuovo modo di fare imprenditoria “dal basso”. 
Così, le comunità urbane stanno sempre più richiedendo il recupero di beni dismessi di proprietà sia pubblica che privata, affinché forniscano il “contenitore” dove tali esperienze di innovazione sociale possono impiantarsi, svilupparsi e in molti casi contaminarsi, restituendo al territorio laboratori di innovazione, luoghi di aggregazione e occasioni di rivitalizzazione. Sono ormai molte in Italia le realtà dove il connubio rigenerazione urbana – innovazione sociale è diventato tangibile: luoghi a volte racchiusi dentro la categoria di “community hub”, ma che restano difficilmente classificabili, pur avendo alcuni comuni denominatori: sono spazi profondamente integrati nel contesto/quartiere dove sono ubicati e aperti durante tutto l’arco della giornata, fungendo da punti di accesso ai servizi di welfare e orientando verso la creazione di impresa. 
Sono spazi di produzione e di lavoro, che fanno convivere l’artigiano e la postazione per il giovane creativo, la startup e la cooperativa sociale, il coworking e il fab-lab; la caffetteria, la web radio e la ciclo-officina. In Italia, sono ormai varie le iniziative che hanno visto spunti di innovazione sociale dal basso trovare un “tetto” in un immobile fino ad allora inutilizzato: tra esse, la rete delle Case di Quartiere a Torino, composta da cascine, ex bagni pubblici e altre strutture fornite dal Comune; il Mercato Lorenteggio a Milano, con cui si è reinventata una storica struttura del quartiere Giambellino; ExFadda a San Vito dei Normanni (BR), un ex stabilimento enologico trasformato in un centro di aggregazione che offre attività molteplici ed eterogenee proposte dalla collettività e volte a garantire la massima partecipazione. 
In questo contesto variegato, dinamico ed in costante evoluzione, Fondazione ItaliaCamp sta lavorando per lanciare la propria via alla rigenerazione urbana, ponendosi come punto di raccordo tra attori pubblici e privati per innescare processi di innovazione sociale finalizzati a triangolare l’offerta di immobili in disuso con, da un lato, le esigenze economiche e sociali del territorio e, dall’altro, le proposte dei Soci e dei Partner della Fondazione. Per realizzare questi obiettivi, la Fondazione ha firmato protocolli d’intesa con due tra le più importanti realtà in Italia in tema di patrimonio immobiliare pubblico: Agenzia del Demanio (Luglio 2016) e Rete Ferroviaria Italiana (Marzo 2017). Questi protocolli ci permettono di operare un matching tra immobili demaniali in disuso, stazioni impresenziate e le opportunità di innovazione sociale ed economica che emergono dai territori
Non è la prima volta che la Fondazione si confronta con la rigenerazione urbana: in precedenza abbiamo infatti sostenuto due importanti interventi sul territorio italiano. A Roma, abbiamo avviato, nell’ambito del progetto Ossigeno 2015, l’esperimento Pop Stairs, un laboratorio di riqualificazione urbana focalizzato su interventi di street art realizzati, per la prima volta, su tre scalinate nelle zone di Monteverde, Corso Francia e Trionfale e finalizzati a rendere queste ultime un luogo di interesse artistico-culturale. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione delle comunità residenti, dei Municipi XII, XIV e XV, delle associazioni e del Comune di Roma; le opere sono state eseguite dall’artista David “Diavù” Vecchiato, tra i massimi esponenti della street art romana e creatore di MURo - Museo di Arte Urbana di Roma. A Milano, abbiamo sostenuto il progetto Costellazione Expo - Piazza Di Rho, un’opera d’arte permanente collettiva – perché realizzata dai visitatori di ExpoMilano2015 – e sociale – perché ad uso e beneficio della cittadinanza. Inoltre, fino al 23 aprile, grazie al contributo di Sisal – socio della Fondazione impegnato da tempo in attività di responsabilità sociale – è possibile in tutte le ricevitorie effettuare donazioni di vario taglio che consentiranno di sostenere i nuovi progetti di rigenerazione urbana promossi dalla Fondazione ItaliaCamp. 
Con queste iniziative, la Fondazione intende realizzare un modo nuovo e scalabile per fare rigenerazione urbana e innovazione sociale in Italia, inserendosi nel più ampio panorama nazionale. Un panorama anch’esso destinato ad evolversi e differenziarsi: se il seme è stato sicuramente lanciato, restano ampi spazi di crescita sia a livello territoriale (nel Centro e Sud Italia, ad esempio) che di sperimentazione. Va infatti approfondito il ruolo di alcuni attori presenti sulla scena della rigenerazione urbana/innovazione sociale, come gli enti locali, e allo stesso tempo incoraggiare altri che – come il settore profit – si sono finora solo parzialmente affacciati su questo mondo. Allo stesso tempo, resta pressoché infinita la gamma di combinazioni tra attori del territorio e attività che possono contribuire a riempire gli spazi da rigenerare. Una sfida, questa, che contribuirà a ridisegnare il modo di fare politiche pubbliche in Italia e di immaginare le nostre città. 


Dario D’Urso, Project Manager Spazi Urbani, Fondazione IC