28 apr 2016

Impact Investing: una definizione difficile e tanti soggetti in causa

Impact Investing è un termine che sta entrando sempre di più, se non nel vocabolario comune, almeno nel parlato quotidiano di molti soggetti e realtà profit e no profit. Tuttavia, nonostante la letteratura e i case history in proposito aumentino, come spesso accade quando si a che fare con pratiche nuove e dai contorni sfumati, è difficile trovare una definizione calzante

Il problema legato all’Impact Investing ovviamente non è solo linguistico ma si traduce nella difficoltà di fare emergere una serie di best practice coerenti che possano implementare o addirittura sostituire un impianto definitorio. 

Noi di ItaliaCamp da qualche anno siamo molto legati al tema dell’Impact Investing, in particolare, da un lato nella ricerca di progetti sviluppati proprio a partire da investimenti d’impatto, dall’altro nello studio di parametri che possano permettere di calcolare l’effettivo peso di un investimento all’interno di una comunità. 

Sono infatti identificabili una serie di mega trend che negli ultimi anni sta determinando l’evoluzione dell’innovazione sociale; mega trend che aprono importanti opportunità di trasformazione e sviluppo per le istituzioni filantropiche, le società profit e no profit, gli imprenditori sociali e tutti gli altri protagonisti di questo ecosistema. Tra questi mega trend che aprono nuove finestre per l’Impact Investing, possiamo identificare ad esempio l’abbandono delle politiche di welfare nei Paesi sviluppati o la crescita dell’utilizzo delle tecnologie per la risposta ai bisogni della società. 

Proprio per questo, diventa fondamentale capire come si struttura l’offerta di Impact Investing, quali sono cioè quei modelli di business in grado di perseguire un ritorno economico e al tempo stesso un impatto sociale per la comunità in cui vengono condotti. 

Tra i diversi soggetti che rappresentano una fonte d’investimento importante per i progetti sociali, possiamo annoverare le fondazioni che hanno ridotto il rischio di investimento, da un lato offrendo strumenti di finanziamento vantaggiosi, dall’altro incoraggiando gli investitori stessi a fornire sovvenzioni alle imprese. 

Anche il Paternariato Pubblico-Privato è un’importante fonte di impatto sociale: in questo caso un ente pubblico stipula un contratto con un’azienda privata per progettare, finanziare, costruire, gestire o mantenere un bene o infrastruttura per proprio conto. I vantaggi di politiche del genere sono evidenti: permettono di risparmiare il denaro dei contribuenti e forniscono una maggiore qualità o un servizio più affidabile nel breve tempo. La tendenza oltretutto, anche in Italia, è quella di estendere queste forme di collaborazione anche nella fornitura di servizi sociali. 

Ovviamente in un discorso del genere non può non essere preso in considerazione il Microcredito, un prestito agevolato senza garanzie che può includere anche forme di tutoraggio; o il ruolo dei Venture Capital che lavorando in hub tecnologici (la Silicon Valley e l’Israel Startup Nation sono tra gli esempi più virtuosi) capitalizzano il know-how tecnologico per promuovere impatto sociale. 

Anche gli incubatori e gli acceleratori, con le differenze del caso (i primi sostengono le startup nella fase della maturazione dell’idea, i secondi in quelli della crescita), forniscono finanziamenti non solo economici a numerose piccole imprese che spesso, attraverso innovazioni tecnologiche, riescono ad affrontare bisogni della società che altrimenti rimarrebbero senza risposta. 

Come è facile intuire da questo rapido excursus sullo stato dell’arte dell’Impact Investing, la realtà di cui parliamo è tanto composita quanto frammentata; ma proprio per questa ragione noi di ItaliaCamp crediamo che sia un’importante sfida da cogliere, soprattutto nel nostro Paese dove l’Impact Investing è ancora una piccola nicchia, ma con un alto potenziale di crescita.